“L’uomo ha bisogno di sicurezze: nel suo camminare fisico (se un piano è traballante chi si avventura?) e, specialmente, nel suo cammino della vita fra gli uomini verso la propria meta. Ed è proprio su questo piano che oggi si moltiplicano le incertezze.
Tra esse, l’insicurezza della pace fra i popoli, pace minacciata da una crescente spirale di conflitti, di armamenti nucleari, di tensioni internazionali. È dell’11 gennaio 1984 l’accorato appello del Santo Padre agli ammalati perché con la loro preghiera e l’offerta della loro
sofferenza scongiurino il pericolo di un conflitto nucleare.
Tali incertezze si riscontrano in modo ancor più accentuato fra le persone che la società dei consumi più facilmente emargina: gli ammalati, gli handicappati, gli anziani, i figli delle famiglie disgregate o in via di disgregazione”.
Sono parole del Beato Novarese, che guida la preghiera per la pace in questo mese in cui ricordiamo l’anniversario della sua morte.
Il riferimento agli anni ’80 e al rischio nucleare suona purtroppo drammaticamente familiare anche oggi. La spirale di conflitti e tensioni internazionali sposta l’incertezza dal piano personale a quello globale, generando un senso di impotenza collettiva. La pace viene vista non solo come assenza di guerra, ma come precondizione psicologica per la vita di tutti i giorni.
Ma il Fondatore ci ricorda anche che la stabilità di una società non si misura dal benessere di chi è già forte, ma dalla solidità del terreno che essa offre ai più fragili. Se il “piano” è traballante per loro, alla fine, lo diventa per tutti.


Scrivi un commento