La Giornata della vita consacrata
25 anni fa Giovanni Paolo II istituiva la Giornata della vita consacrata. Il giorno prescelto, la festa liturgica della Presentazione di Gesù al tempio.
Nel Messaggio a firma del cardinale Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per la vita consacrata, si evidenzia la “meravigliosa vocazione che in diverse modalità fa splendere l’amore di Dio per l’uomo, la donna e l’universo intero”.
Il Papa presiedere la santa messa in San Pietro, in una basilica “spoglia dei segni e dei volti gioiosi che la illuminavano negli anni precedenti, eppure sempre espressione di quella gratitudine feconda che caratterizza le nostre vite”.
Il cardinale ricorda tutte le persone consacrate morte a causa della pandemia, molto spesso impegnate nella cura dei malati covid: “Non possiamo pronunciare tutti i vostri nomi, ma su ciascuno e ciascuna di voi chiediamo la benedizione del Signore. Siate i samaritani di questi giorni, superando la tentazione di ripiegarsi e piangere su di sé, o di chiudere gli occhi dinanzi al dolore, alle sofferenze, alle povertà di tanti uomini e donne, di tanti popoli”.
E poi l’invito a vivere sempre più in profondità il legame di fraternità universale, come indicato dall’enciclica Fratelli tutti: “Consacrate e consacrati negli Istituti religiosi, monastici, contemplativi, negli istituti secolari e nei nuovi istituti, membri dell’ordo virginum, eremiti, membri delle società di vita apostolica, a tutti voi chiediamo di mettere questa Enciclica al centro della vostra vita, formazione e missione. D’ora in poi non possiamo prescindere da questa verità: siamo tutti fratelli e sorelle, come del resto preghiamo, forse non con tanta consapevolezza, nel Padre nostro”.
Padre Luigi Gaetani, presidente nazionale della Conferenza italiana dei superiori maggiori (Cism) evidenzia una realtà comune nella vita consacrata: “Tante comunità di vita consacrata, composte sempre più da persone provenienti da altre nazioni, costituiscono un vero e proprio laboratorio di Chiesa delle genti, luogo di ascolto e valorizzazione dei diversi carismi per la missione, testimonianza e stimolo di una fraternità senza confini, portando su di sé il peso dell’umano, tendendo l’orecchio al grido dei poveri, ascoltando la voce degli ultimi”.
E poi ricorda il difficile percorso che porta a diventare veramente fratelli: “Essere fratelli, infatti, non è uno stato emotivo, un’idea, ma rappresenta un dato di fatto che capovolge il modo di pensare, agire, pregare; una forma di vita che rimanda ad un costante allenamento all’accoglienza reciproca, che ribalta le logiche estreme che combattono il mondo perché credono che sia l’opposto di Dio”.


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