L’8 marzo è il giorno in cui la Chiesa ricorda Giovanni di Dio, un santo che fondò l’Ordine ospedaliero che oggi porta il suo nome, anche detto dei “Fatebenefratelli”. Il postulatore generale, fra Dario Vermi: ila pandemia ha fatto emergere con più forza la natura profonda del nostro carisma.

“Fate del bene a voi stessi! Fate bene, fratelli!”. Era questo il modo di chiedere la carità tra le strade di Granada in Spagna di san Giovanni di Dio, un uomo rapito dall’amore per i più fragili, per i malati e i bisognosi.

Una vita dedicata ai più poveri

Nato a Montemor-o-Novo in Portogallo, nel 1495 all’età di 8 anni si allontana dalla casa paterna, assieme a un chierico, e si trasferisce in Spagna a Toledo, dove viene accolto da una famiglia di allevatori di bestiame. Fino ai vent’anni si dedica alla pastorizia, poi parte come soldato. Nel 1539, dopo aver ascoltato una predica di San Giovanni d’Avila, vive dentro di sé una profonda conversione: le sue manifestazioni di fede lo fanno scambiare per un folle, tanto da venire rinchiuso nell’Ospedale Reale di Granada, dove vive in prima persona i maltrattamenti all’epoca riservati ai malati di mente. Proprio da quell’esperienza dolorosa nasce il desiderio di dedicarsi alla cura dei malati poveri e al recupero dei più bisognosi, trattati con attenzione e solidarietà. Fonda il suo primo ospedale a Granada nel 1539, “la casa di Dio” assieme ai primi compagni, organizza l’assistenza secondo le esigenze di quelli che considera i suoi poveri. È l’inizio di un lunghissimo percorso. Oggi la sua missione di carità viene portata avanti dai religiosi in 50 Paesi dei 5 continenti, insieme a 63 mila collaboratori e 23 mila volontari: circa 400 strutture sanitarie e assistenziali assicurano ogni giorno un posto letto a 30 mila persone nel mondo.