Questo sviluppo dell’Opera, mons. Novarese lo descrisse così nove anni dopo: “Le cause seconde ci hanno guidato fino ad oggi. Ogni tappa decisiva ed ogni svolta si sono presentate da sé, senza spingerle. E noi non abbiamo fatto altro che seguire i disegni e le richieste che, a mano a mano, la Provvidenza divina e l’azione materna della Madonna andavano delineando nel nostro cammino. In questo modo sono nati nel 1947 i “Volontari della Sofferenza”. La loro istituzione si presentava come una necessità. Esisteva già da qualche anno la Lega Sacerdotale Mariana: si voleva fare qualcosa di più concreto per i sacerdoti, per aiutarli ad essere più santi e per rendere più fecondo il loro ministero. Eravamo nell’immediato dopoguerra. Che cosa poteva realmente dare energie nuove al loro ministero, dinanzi agli immani bisogni delle anime, alle accresciute esigenze dell’apostolato?

Il dono più prezioso e l’aiuto più efficace non poteva venire che da un più intenso apporto di grazia, di preghiera e di sacrificio. Sorsero così i Volontari della Sofferenza: anime segnate dal crisma di privilegio della malattia che si impegnavano a vivere in grazia e ad offrire il valore redentivo della loro sofferenza per l’adempimento delle richieste della Madonna. Si cominciò con una iscritta sola, casualmente conosciuta (la sorella Maggiore, Elvira Myriam Psorulla); poi le adesioni crebbero, si moltiplicarono. Tanti ammalati infermi scrivevano di aver trovato finalmente una gioia nuova di vivere e di soffrire e di aiutare gli uomini a tornare a Dio, di immettere nel Corpo Mistico la linfa insostituibile della sofferenza, che, congiunta con lo stato di grazia, ha potere di ottenere la guarigione delle membra infette di peccato, di far tornare a Dio i fratelli lontani.

Nulla di nuovo certamente in questo apostolato, perché esso non fa che applicare il piano divino della Redenzione nei suoi cardini fondamentali e semplici. La forza del suo rapido sviluppo però sta nell’aver posto Maria SS.ma vicino alla croce di ognuno e nell’aver scelto la Vergine Immacolata quale mezzo facile e sicuro per offrire a Dio il proprio apporto spirituale. E poiché il richiamo alla valorizzazione della sofferenza è partito dalla Madonna nelle sue apparizioni a Lourdes e a Fatima, questo apostolato non ha fatto altro che applicare tutte le parole della Madonna e tradurle in realtà nel campo dei sofferenti. La parte di nuovo che esiste in questo apostolato consiste nella presentazione e nel modo di raggiungere il fine. Il malato viene posto in un piano di lavoro, di cooperazione alla Redenzione, consapevole della sua responsabilità di “continuatore della passione di Nostro Signore Gesù Cristo”. Il modo è uno solo: mettersi a servizio di Maria SS.ma, offrirle spontaneamente tutta la propria spirituale attività perché Ella la prenda tra le sue mani verginali e la presenti al Signore.

Le finalità sono quelle designate da Lei a Lourdes ed a Fatima. Le parole della Madonna diventano così “grande carta della valorizzazione del dolore”.

Gli infermi per vocazione sono proprio gli “operai specializzati” nel settore della grazia (L’Ancora 1956, n. 5-6, pp. 2-4).

A proposito di questa “grande carta”, sempre nel 1956, nel numero seguente de “L’Ancora”, Mons. Novarese scriveva: “La grande carta per la valorizzazione del dolore, è il Crocifisso. La carta fondamentale, fonte di luce e di soprannaturalità per il nostro secolo, dataci da Maria SS.ma, doveva in tutti riflettere la carta fondamentale della Croce”, e ricorda il segno di croce con cui a Lourdes la Madonna inizia il suo incontro con Bernardetta e l’esortazione iniziale alla penitenza fatta ai pastorelli a Fatima. Sono qui delineati i principali motivi della Fondazione:

  • la continuità con la fondazione precedente e la dimensione “sacerdotale” dell’Opera;
  • la centralità del piano della Redenzione nel quale gli ammalati ed i sofferenti sono chiamati ad inserirsi come soggetti attivi col vivere in grazia il loro stato e con l’offerta spontanea o volontaria del loro dolore: una corresponsabilità nella Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, che è risposta consapevole ad una specifica vocazione;
  • la via sicura e facile di Maria SS.ma che con la sua mediazione impreziosisce l’offerta e con le sue richieste di Lourdes e di Fatima specifica ed attualizza il piano della croce, offrendo in Bernardetta e nei pastorelli dei modelli facilmente comprensibili ed imitabili anche dai bambini, dagli adolescenti e dai giovani sofferenti;
  • la “consacrazione al Cuore Immacolato di Maria” è il mezzo attraverso il quale ci si mette a servizio di Maria SS.ma per l’attuazione delle sue richieste.
  • In questo “piano di lavoro”, “A servizio di Maria SS.ma”, la corresponsabilità vocazionale si esprime non solo nell’offerta della sofferenza vissuta in grazia, ma anche in una “missione”, nell’annuncio cioè ai fratelli, soprattutto ai fratelli sofferenti, dello stesso piano di redenzione: “L’apostolato del malato per mezzo dell’ammalato”. I sussidi attraverso i quali questo apostolato si sviluppò furono soprattutto:

– Il “Quarto d’ora della serenità” per tutti gli infermi, della Radio Vaticana, benevolmente concessa da Pio XII a Mons. Novarese;

– la rivista “L’Ancora”, iniziata nell’aprile 1950;

  • gli “Esercizi spirituali per ammalati” trasmessi dalla Radio Vaticana, collegata con la RAI.

 

[Summarium Super Virtutibus – Causa di Beatificazione Mons. Luigi Novarese]