Articolo del Beato Luigi Novarese pubblicato sull’Ancora, n. 7-8, luglio-agosto 1952.

 

I giorni di Lourdes sono passati.

Ai partecipanti sono rimaste le bellissime impressioni del pellegrinaggio. Tra i più bei ricordi del pellegrinaggio è questo: quanto i Sacerdoti amano la Madonna!

Sappiamo dalla teologia l’importanza che la Madonna ha nella vita di ogni cristiano, ma quando si videro tutti quei sacerdoti – oltre 500 col personale -, chi cieco, chi sorretto da bastoni, chi in carrozzella, andare tutti incontro alla loro Mamma celeste con tanti fiori tra le braccia – e ne avevano tutti – non si poté fare a meno di esclamare dal più profondo del cuore: quanto amano la Madonna i Sacerdoti!  Camminavano in fila serrata di quattro per quattro, recitando lentamente il Santo Rosario.

Non poteva non sorridere di compiacenza la Madonna al vedere tanti suoi figli prediletti – continuatori del Suo Gesù – che erano là per renderLe testimonianza del proprio amore; che erano andati a Lei, sormontando ogni difficoltà, unicamente perché Essa li aveva chiamati in un Pellegrinaggio di preghiera e di penitenza.  Piangevano i barellieri dell’Asile quando videro quella lunga fila di sacerdoti incamminarsi verso la Grotta, in quella sera piovosa del nostro arrivo a Lourdes.

«Questo è bello, tanto bello – diceva il capo barelliere di servizio all’Asile – anch’io ho due nipoti sacerdoti». Ed anch’egli si univa alla processione dei Sacerdoti.

Piangevano di commozione i sacerdoti anziani, piangevano ugualmente di commozione i sacerdoti giovani.  I fiori, consegnati dai fedeli al nostro passaggio, e deposti dinanzi alla Madonna arrivavano dalla base della Grotta fino all’altezza della bandiera del Santo Padre, posta vicino alla Statua della Vergine. Quante cose si dovettero dire in quella prima sera di incontro la Madre e i figli; dovevano essi presentarLe il loro apostolato, dovevano parlarLe delle loro difficoltà, delle anime a loro affidate, delle proprie sofferenze, dovevano farLe un resoconto di tutto.  La presentazione alla Madonna era già stata fatta. Si era cantata la «Salve Regina» ed il «Credo», eppure i Sacerdoti, nonostante la pioggia, non si staccavano ancora dalla Grotta santa.  Il canto di «Andrò a vederla un dì… » è stato il saluto di commiato in quella prima sera di Lourdes. Quanto inoltre si sono voluti bene i Confratelli tra di loro a Lourdes! Non credo che i discepoli nel Cenacolo, con Maria, si siano potuti voler più bene di quello che si sono amati i Sacerdoti tra di loro a Lourdes. Ogni diversità era scomparsa. Sembrava che fossero stati assieme da sempre. Si comprendevano. Si rendevano quei piccoli servizi, tutti segni della grande carità, che ardeva nei loro cuori. Che dire de nostri sette Eccellentissimi Vescovi che, con tanto amore, ci hanno accompagnati? Che dire della loro carità? Ogni parola guasterebbe. Non si possono fare nomi perché tutti animati dallo stesso spirito di fede operoso e travolgente. Erano sempre con noi. Portavano le barelle. Erano alle piscine a pregare e a sostenere i nostri Sacerdoti che volevano lavarsi nell’acqua miracolosa della Madonna.

Alla Grotta essi predicavano. Alla Via Crucis ancora predicavano ad ogni «stazione». Alla sera si vedevano girare per i saloni, pregando ancora con i loro sacerdoti ed intrattenendosi con ciascuno di essi. In una parola, essi erano espressione vivente dell’insegnamento del Maestro: «sono venuto a servire e non per essere servito». E per ciò, donavano, con amore, donavano largamente, senza misura, dimentichi della propria stanchezza, dolenti di una cosa sola, di non poter fare di più. L’incapacità di non poter fare di più era il reale tormento di tutto il personale.

Come meglio ricordare l’ospitalità caritatevole e signorile del Vescovo di Lourdes, del Canonico Laribère e delle buone Suore dell’Asile?  Che belle parole disse l’Eccellentissimo Vescovo di Lourdes ai nostri Sacerdoti: «Il sorriso della Madonna che ha formato la gioia di Santa Bernardetta vi accompagni sempre e sia il vostro ricordo di Lourdes. L’Italia e la Francia sono come due mani giunte dinanzi alla Madonna in continua preghiera perché l’Italia con i suoi continui pellegrinaggi è sempre qui rappresentata dinanzi alla Vergine benedetta». Poco prima il medesimo Eccellentissimo Presule aveva detto: «A 94 anni, da quando la Madonna è apparsa alla Bernardetta, qui a Lourdes, questo è il primo pellegrinaggio di soli Sacerdoti ammalati. E ci tengo ad affermare che siamo edificati della vostra carità, del vostro ordine e della vostra disciplina».  Quando sull’Esplanade, dopo il discorso del Vescovo di Lourdes, Sua Eccellenza Mons. Santa. Vescovo di Rimini e Presidente del Pellegrinaggio, invitò l’Arcivescovo di Parigi a voler benedire il pellegrinaggio, questi con prontezza rispose: «No, no. Tutti confratelli nell’Episcopato, benediciamo assieme». E nove Vescovi intonarono assieme il «Sit nomen Domini benedictum…» e nove mani si alzarono contemporaneamente a benedire gli ammalati.

Il Canonico Laribère, che vive all’ombra della Madonna, consumando la sua vita nel tenere compatte nell’ordine le folle che arrivano a Lourdes da tutte le parti del mondo, ha fatto di tutto per venire incontro ai nostri desideri con una cortese e pronta carità, che non si limitava a concedere ma preveniva.  Quante cure ebbero per noi le buone Suore di Nevers. Furono come tante mamme vicino a noi.  Nel desiderio esse di dare ai sacerdoti quanto avevano di meglio, scelsero la data del pellegrinaggio sacerdotale per cambiare tutte le stoviglie del refettorio. La Superiora, Suor Bernardetta, ha facilitato in tutto la vita del singolare pellegrinaggio all’Asile.

Ma chi può mai attribuirsi il merito di aver fuso tanti cuori in un cuor solo se non la Madonna? Essa veramente ha fatto tutto; ha voluto il pellegrinaggio, l’ha protetto e l’ha attuato.

In questo pellegrinaggio la Vergine benedetta ha fatto vivere in pieno il programma della Lega Sacerdotale Mariana «cum Maria» «in caritate Christi». Miracoli, propriamente detti, nell’ordine fisico, non ce ne sono stati. I miracoli nell’ordine fisico non li hanno chiesti i Sacerdoti. Erano essi troppo consapevoli della loro missione di vittima col Cristo per andare proprio a Lourdes a rimangiarsi l’offerta che avevano fatto di se stessi nel giorno del loro suddiaconato.

Miracoli spirituali invece ce ne sono stati, e tanti. Da questo Centro, prima del pellegrinaggio, veniva scritto a tutti i Sacerdoti partecipanti e a tutti gli ammalati: «pregate perché il pellegrinaggio sia un miracolo di fede e di carità», e così fu.

Non la più piccola indisciplina, non la più piccola stonatura venne però a turbare la dolce intimità di quei giorni.  Questo noi lo possiamo affermare senza il minimo pericolo di insuperbirci, perché tutto va a gloria della nostra Madre celeste, che ha predisposto ogni cosa e che ha voluto bello il «Suo» pellegrinaggio, che l’ha voluto degno di Essa. La carità non può essere frutto di nessuna organizzazione, la carità è solo il frutto di grazia ed è proprio la grazia, di cui la Madonna è ripiena, che Essa abbondantemente ha donato a tutti; nessuno ha potuto sottrarsi alle dolcezze del Suo cuore materno, tutti hanno sperimentato la forza della Sua potenza. Il pellegrinaggio però non è fine a se stesso. Questo pellegrinaggio è il primo della serie, che intende attuare la Lega Sacerdotale Mariana nella sua finalità di assistenza spirituale e materiale ai Confratelli bisognosi e sofferenti.

Il pellegrinaggio inoltre è stato il punto di partenza per la conquista in massa di tutti gli ammalati d’Italia alla valorizzazione della sofferenza, secondo le richieste formulate dalla Madonna a Lourdes e a Fatima. Come infatti ricambiare tanto amore della Madonna verso di noi se non attuando il Suo messaggio rivolto all’umanità a Lourdes e a Fatima e sapientemente ribadito dal Santo Padre il 10 febbraio u. s.?

Il proposito fatto ai piedi della Madonna durante la nostra permanenza a Lourdes, va ora attuato: realizzare in estensione il desiderio della Madonna. La penitenza tanto richiamata dalla Vergine va praticata. Non è più forse la penitenza nella forma cruda e dura dei secoli scorsi. I nostri fisici che hanno sopportato diverse guerre, forse non sarebbero nemmeno capaci di praticarla. Ma il dolore, che è la prima penitenza voluta da Dio per ristabilire l’ordine distrutto con il peccato, va valorizzato. Tutte le classi sociali soffrono, dunque che non soffrano, invano. Propagare questa valorizzazione della sofferenza per mezzo della grazia è il compito che noi proponiamo a tutti i Sacerdoti, regolari e secolari, che hanno partecipato al pellegrinaggio. Non deludiamo le speranze che la Madonna ha riposto in noi. Propaghiamo i «Volontari della sofferenza» che si propongono appunto l’attuazione dei desideri della Vergine benedetta; propaghiamoli tra i conoscenti, nel proprio ambiente sanatoriale, nella propria parrocchia. Ovunque esiste un ammalato, facciamo in modo che quell’ammalato viva secondo i desideri della Mamma celeste.

Se tutti sono chiamati a vivere questa vocazione di apostoli della Madonna, in modo particolare lo siamo noi, Sacerdoti di Cristo, conduttori di anime, guide, luce e sale delle genti.

Seguano i Sacerdoti, che hanno aderito alla Lega Sacerdotale Mariana, i loro ammalati, che man mano segnaleranno al centro. Richiedano con tutta libertà moduli e riviste. La Madonna penserà al Centro. Essa è la base delle nostre attività, sostegno e guida di tutto quello che intraprendiamo. Non temiamo di ipotecare la Madonna. Essa è nostra, ci appartiene più che a qualsiasi altro fedele, perché ci è stata donata da Gesù sul Calvario. Tanto donata che S. Giovanni «accepit eam in sua», ossia tra le cose sue, in sua proprietà. La Madonna provvederà a tutti i nostri bisogni. Noi sosteniamo ciò che Essa vuole. La Vergine susciterà anime generose, consapevoli del benessere sociale della sofferenza, che aiuteranno l’apostolato a favore degli ammalati. Ogni Sacerdote che è stato a Lourdes veda, sotto lo sguardo della Madonna, quello che può fare. Si impegni con Essa e mantenga la sua parola.

La società ha bisogno di anime generose. La società ha bisogno di sofferenza che lava, distrugge, edifica. Che nessuno di noi sia responsabile dell’anima dei fratelli, che non si salvano perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per essi. Santa Bernardetta, dopo le visioni della Madonna, lasciò Lourdes e si ritirò a Nevers ad attuare, per prima, il messaggio di penitenza, ricevuto dalla Madonna. Noi pure, sentita la Madonna, in maniera sia pure diversa dalla Bernardetta, siamo ritornati ora nella nostra cerchia di lavoro, e dobbiamo attuare le parole della Vergine: «penitenza, penitenza, penitenza». Penitenza in noi. Penitenza attorno a noi, valorizzando tutto il dolore morale e fisico. Pensiamo alla Madonna affinché Essa pensi a noi. I nostri interessi siano i suoi e crediamo all’amore di questa Madre che non viene mai meno.

Per un altro Pellegrinaggio di sacerdoti dobbiamo portare alla Madonna il frutto della nostra attività, così il nostro incontro con Maria non sarà stato sterile.