All’Angelus da Piazza San Pietro il Papa mette in guardia dal cadere nella frenesia del fare: solo il cuore che non si fa rapire dalla fretta, afferma, è capace di compassione per gli altri. Il legame fra riposo, contemplazione e compassione costituisce l’ecologia del cuore così necessaria

Fermare “la corsa frenetica che detta le nostre agende,” imparare “a spegnere il telefonino” per dialogare con il Signore e non lasciarsi prendere da sé stessi e dalle cose da fare ma accorgersi delle ferite degli altri. Parte da questo invito, che guarda anche a come vivere la pausa estiva, la riflessione di Papa Francesco all’Angelus, recitato stamani affacciandosi dalla finestra su Piazza San Pietro dopo il rientro in Vaticano, mercoledì scorso, dal Policlinico Gemelli dove aveva guidato la preghiera mariana la domenica passata. È palpabile, dunque, l’emozione e la gioia dei fedeli nel vedere il Papa nuovamente “a casa”, testimoniata anche dalla lunga coda per passare i controlli e accedere nella Piazza. Ci sono famiglie, gruppi parrocchiali ma anche turisti. Al centro delle sue parole il legame fra riposo, contemplazione e compassione, che costituiscono l'”ecologia del cuore”.

 

Anche nella Chiesa si rischia di pensare che tutto dipenda da noi

È il Vangelo di oggi a narrare come Gesù esorti gli Apostoli, tornati dalle fatiche della missione, a riposare un po’. Un insegnamento prezioso, nota Francesco: Gesù non si dilunga in domande ma si preoccupa della loro stanchezza e li mette in guardia da un pericolo che, avverte, “è sempre in agguato anche per noi”, cioè quello di cadere nella frenesia del fare e nella “trappola dell’attivismo”, nell’efficientismo, dove la cosa più importante sono i risultati e il sentirci protagonisti assoluti.

 

Quante volte accade anche nella Chiesa: siamo indaffarati, corriamo, pensiamo che tutto dipenda da noi e, alla fine, rischiamo di trascurare Gesù e torneremo sempre noi al centro. Per questo Egli invita i suoi a riposare un po’ in disparte, con Lui. Non è solo riposo fisico, è anche riposo del cuore. Perché non basta “staccare la spina”, occorre riposare davvero. E come si fa questo? E per farlo, bisogna ritornare al cuore delle cose: fermarsi, stare in silenzio, pregare, per non passare dalle corse del lavoro alle corse delle ferie. 

 

Restare con il Signore per non farci divorare dalle cose

Gesù non si sottraeva, infatti, ai bisogni della folla ma prima di ogni cosa, ogni giorno, si ritirava in preghiera. La gente però accorre da ogni parte e quindi non può riposare come vorrebbe e, commosso, riprende a insegnare, racconta il brano odierno del Vangelo. “Sembra una contraddizione”, nota Papa Francesco, ma in realtà non lo è perché “solo il cuore che non si fa rapire dalla fretta è capace di commuoversi”. “Lo stile di Dio”, rimarca, è “vicinanza, compassione e tenerezza”.

 La compassione nasce dalla contemplazione. Se impariamo a riposare davvero, diventiamo capaci di compassione vera; se coltiviamo uno sguardo contemplativo, porteremo avanti le nostre attività senza l’atteggiamento rapace di chi vuole possedere e consumare tutto; se restiamo in contatto con il Signore e non anestetizziamo la parte più profonda di noi, le cose da fare non avranno il potere di toglierci il fiato e di divorarci. Abbiamo bisogno – sentite questo – abbiamo bisogno di una “ecologia del cuore”, che si compone di riposo, contemplazione e compassione. Approfittiamo del tempo estivo per questo! 

L’invito conclusivo è di rivolgersi a Maria “che ha coltivato il silenzio, la preghiera e la contemplazione” muovendosi infatti, sempre, a tenera compassione per i suoi figli.

[Fonte: Vatican news]