Quando il 29 luglio 1974 Mons. Novarese compì i 60 anni disse: “Mi sento veramente felice, mi pare di entrare nell’eternità”. Gli ultimi suoi anni di vita sono stati effettivamente una proiezione sul futuro dell’Associazione e della Chiesa stessa. Ci sembra di individuare questo suo sguardo sereno e fiducioso sull’avvenire della Chiesa, dell’umanità e dell’Associazione in questi punti:

1) Di fronte all’apostasia delle masse, alla secolarizzazione cre­scente nella società (divorzio, aborto, pornografia…) in va­sti settori della vita ecclesiale con alcune punte che toccano i vertici stessi della Chiesa, Mons. Novarese vedeva nella soffe­renza valorizzata l’unico grande mezzo per riequilibrare la bi­lancia della Giustizia e della Misericordia di Dio. “Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà!” In questa promessa fatta dall’Immacolata a Fatima Mons. Novarese vedeva un motivo di fiduciosa speranza, unita però ad un grande impegno degli ammalati che bisognava in tutte le maniere stimolare a vivere il programma di Lourdes e di Fatima. Più volte diceva: “Se si valorizzasse la sofferenza che è nel mondo si farebbe l’equilibrio fra il bene e il male e trionferebbe il Regno di Dio!”. Vedeva nella sofferenza valorizzata la carta vincente di fronte ad ogni più pessimistica previsione del futuro.

2) Di fronte all’accumularsi del lavoro che le iniziative a gettito continuo (ma da lui viste necessarie ispirazioni della volontà di Dio) producevano, non si lasciava mai prendere dall’affanno o dall’eccessiva preoccupazione. Quantunque promuovesse una con­tinua opera di sensibilizzazione e soprattutto di preghiera per la ricerca di nuove vocazioni fra i Silenziosi Operai della Cro­ce, non si preoccupava eccessivamente del loro numero o delle defezioni che venivano registrate.

[Fonte: Summarium super dubio – Causa di Beatificazione Mons. Luigi Novarese]