Siamo sempre tentati di vivere tutto, persino le relazioni, per alimentare “la nostra ambizione”, “salire i gradini del successo”, “raggiungere posti importanti”. Bisogna, invece, passare da questa “mentalità mondana” a quella di Gesù che è di immergersi “con compassione nella vita di chi incontriamo”. È la chiamata che il Papa rivolge all’Angelus di questa domenica di ottobre, affacciandosi dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico su Piazza San Pietro. Due “logiche diverse” espresse dai verbi emergere e immergersi.

La ricerca del prestigio personale può diventare una malattia dello spirito, mascherandosi perfino dietro a buone intenzioni; ad esempio quando, dietro al bene che facciamo e predichiamo, cerchiamo in realtà solo noi stessi e la nostra affermazione, cioè andare avanti noi, arrampicarci e questo anche nella Chiesa lo vediamo… Quante volte, noi cristiani, che dovremmo essere i servitori, cerchiamo di arrampicarci, di andare avanti.

Tante gente ha fame

Il Papa esorta, dunque, a “verificare le vere intenzioni del cuore”, chiedendosi se quando si porta avanti un lavoro, lo si faccia per offrire un servizio o per essere notati e lodati. La riflessione di Papa Francesco si dipana, infatti, sulle orme del Vangelo proposto dalla Liturgia odierna: Giacomo e Giovanni chiedono al Signore di sedere un giorno accanto a Lui nella gloria. Gesù insegna loro che la vera gloria non si ottiene elevandosi sopra gli altri ma vivendo lo stesso “battesimo” che egli riceverà: con la sua Passione “Gesù si è immerso nella morte, offrendo la sua vita per salvarci”. La gloria di Dio è, dunque, “amore che si fa servizio”, non “potere che ambisce al dominio”. Gesù ricorderà, infatti, che chi vuole diventare grande, si farà “vostro servitore”. In proposito, Francesco invita a pensare con compassione alla fame di tante persone:

Quando noi siamo davanti al pasto che è una grazia di Dio che noi possiamo mangiare, c’è tanta gente che lavora e non riesce ad avere il pasto sufficiente per tutto il mese. Pensiamo a quello. E immergersi con compassione, avere compassione non è un dato di enciclopedia, ci sono tanti affamati… No! Sono persone, e io ho compassione per le persone? Con compassione della vita di chi incontriamo, come ha fatto Gesù con me, con te, con tutti noi, si è avvicinato con compassione.

A braccio racconta che stava vedendo nel programma “A sua immagine” quel servizio delle Caritas perché a nessuno manchi il cibo ed esorta, quindi, a “preoccuparsi della fame degli altri, preoccuparsi dei bisogni degli altri”. “Sono tanti, tanti i bisognosi oggi, e dopo la pandemia di più”.

La forza del Battesimo

Questo significa scendere dal piedistallo per servire gli altri, invece di cercare di emergere. Il Papa esorta, quindi, a guardare il Signore Crocifisso immerso fino in fondo “nella nostra storia ferita” per scoprire così “il modo di fare di Dio” che si è abbassato a lavarci i piedi:

Dio è amore e l’amore è umile, non si innalza, ma scende in basso, come la pioggia che cade sulla terra e porta vita. Ma come fare a mettersi nella stessa direzione di Gesù, a passare dall’emergere all’immergerci, dalla mentalità del prestigio, quella mondana a quella del servizio, quella cristiana? Serve impegno, ma non basta. Da soli è difficile, per non dire impossibile, però abbiamo dentro una forza che ci aiuta. È quella del Battesimo, di quell’immersione in Gesù che tutti noi abbiamo già ricevuto per grazia e che ci direziona, ci spinge a seguirlo, a non cercare il nostro interesse ma a metterci al servizio.

Si tratta però di una grazia che va alimentata. Per questo il Papa esorta a chiedere oggi allo Spirito Santo che rinnovi “in noi la grazia del Battesimo, l’immersione in Gesù, nel suo modo di essere”, per essere più servitori.

 

[Fonte: Vatican news]