Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore!

  1. Sono particolarmente lieto di questo incontro in occasione del quarantennio della fondazione del “Centro Volontari della Sofferenza”. Nella pia memoria di Monsignor Luigi Novarese, porgo a tutti  Dirigenti, sacerdoti, malati e accompagnatori   il mio saluto cordiale e affettuoso.

Il pensiero va al 17 maggio 1947, quando Don Novarese, riflettendo sul messaggio mariano di Lourdes e di Fatima, iniziò l’Apostolato dei Volontari della Sofferenza. Ma già da tempo era intenso il lavoro, da lui compiuto a favore dei sofferenti, avendo promesso nella giovinezza di dedicarsi ad essi, in seguito  come sapete – alla guarigione ottenuta per intercessione della Madonna e di San Giovanni Bosco. Già quattro anni prima egli aveva fondato la “Lega Sacerdotale Mariana”, nell’intento di recare un sollievo spirituale e materiale ai sacerdoti ammalati.

Ma da quella data le due attività si moltiplicarono, quali la trasmissione radiofonica per gli infermi, la pubblicazione della rivista “L’Ancora”, l’associazione dei “Silenziosi Operai della Croce”, per sacerdoti e laici, sani e malati, l’organizzazione di pellegrinaggi di sacerdoti malati a Lourdes, i corsi di Esercizi Spirituali per ammalati, la fondazione di un laboratorio per ex-ammalati rimasti impediti.

Nel novembre del 1960 Giovanni XXIII con Breve Apostolico “Valde Probandae” approva l’associazione dei “Silenziosi Operi della Croce”, mentre la Conferenza Episcopale Italiana affidava a Don Novarese l’incarico dell’assistenza religiosa ospedaliera in Italia. Le varie iniziative tendevano a far capire il valore della sofferenza come mezzo di santificazione, di redenzione e di apostolato, in unione con Cristo crocifisso e risorto, come miravano a sostenere i diritti dei malati, per umanizzare il trattamento negli ospedali e sovvenire alle necessità dei più emarginati.

Ecco, cari Fratelli e Sorelle, l’amore alla Croce di Cristo, intesa come mezzo di salvezza e di santificazione, ha sostenuto questo vasto sforzo non solo del fondatore, ma anche di quanti con lui hanno lavorato con coraggio e dedizione. Ricordo in proposito i molti convegni di studio a livello nazionale e internazionale per approfondire i temi fondamentali della pastorale sanitaria, come i convegni sacerdotali su argomenti spirituali, studiati alla luce del Sacro Cuore di Gesù.

  1. Carissimi! Ho accennato a tali vicende affinché la data, che voi giustamente commemorate, sia motivo di riflessione sul lavoro già svolto per la salvezza e la santificazione delle anime. Questa ricorrenza ricorda a voi, Silenziosi Operai della Croce, Volontari della Sofferenza, membri della Lega Sacerdotale Mariana, Fratelli degli Ammalati, come dice a tutti, che la sofferenza è una vocazione ad amare di più: è una chiamata misteriosa a partecipare dell’infinito amore di Dio per l’umanità, quell’amore che ha portato Dio ad incarnarsi e a morire inchiodato alla Croce! Ha scritto Mons. Novarese: “Nel sofferente Gesù Cristo continua la sua offerta pacificatrice; in Gesù Cristo il sofferente acquista dimensioni più ampie e nuova forza che allaccia il momento del presente dolore col cruento sacrificio del Calvario, lo estende a tutta la Chiesa e prepara i tempi futuri”.
  2. La società, in cui viviamo, è travagliata da tanti problemi: il pluralismo delle ideologie, la varietà delle antropologie, la complessità degli avvenimenti sociali e politici, la frammentarietà delle esperienze personali, la tendenza al benessere pianificato, il diffondersi del permissivismo, e nello stesso tempo l’ansia, l’insoddisfazione, l’inquietudine, la paura per l’avvenire, hanno creato una situazione talmente complicata e difficile, che si sente sempre di più il bisogno di credere al messaggio illuminante e salvifico di Cristo, di amare in suo nome, e di invocare la misericordia dell’Altissimo. I tempi ci stimolano ad accettare con coraggio e serenità la nostra croce, per testimoniare la presenza di Dio nella storia umana, per ridare il senso dell’eternità, per infondere speranza e fiducia. “Fate, o mio Dio, che io adori in silenzio l’ordine della vostra provvidenza adorabile sul governo della vita”: così diceva Blaise Pascal nella famosa “Preghiera a Dio per il buon uso delle malattie”. E chiedendo al Signore anche le sue consolazioni divine, soggiungeva: Fate, o mio Dio, che in uniformità di spirito io accetti ogni sorta di eventi… Che così come sono, io mi conformi alla vostra volontà; e che malato come sono, vi glorifichi nei miei patimenti”.

Specialmente oggi, nella società moderna, si percepisce l’immenso valore della sofferenza cristiana e ogni comunità locale deve realizzare la “pastorale della sofferenza”, inserendo pienamente coloro che soffrono nelle varie iniziative e attività apostoliche.

Ognuno di voi, cari ammalati, è chiamato ad essere un apostolo per gli uomini di oggi. Dall’alto della sua Croce, Gesù dice a ciascuno di coloro che soffrono fisicamente o moralmente:

–        Ricordati che la tua sofferenza è evangelizzatrice, perché, nel travaglio della società distratta e condizionata da mille interessi terreni, tu mantieni viva la domanda suprema sul senso della vita, richiami le realtà che superano il tempo e la storia, stimoli alla carità ed all’amore, spingi alla preghiera ed all’invocazione!

–        Ricordati che la tua sofferenza è santificatrice, perché purifica i sentimenti, trasforma gli impulsi e le passioni, distacca dai beni fugaci del mondo, eleva alla contemplazione del nostro eterno destino, avvia alla riflessione sui valori fondamentali della Rivelazione e della Redenzione, stimola alla valorizzazione della “grazia santificante”, fa gustare l’immensa gioia della presenza eucaristica di Cristo, rasserena con il pensiero del Paradiso che ci attende. Infatti, come scriveva San Pietro, “se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme” (1 Pt 2, 20-21).

–        Ricordati, infine, che la tua sofferenza è redentrice, perché colui che soffre in unione con Cristo non solo attinge da lui la forza necessaria per accettarla, ma completa con la sua sofferenza quello che manca ai patimenti di Cristo, secondo la consolante affermazione di San Paolo (cf. Col 1, 24). “Operando la redenzione mediante la sofferenza – così scrivevo nella Lettera Apostolica Salvifici Doloris – Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo” (n. 19). Il mondo ha bisogno della Verità che Cristo ha rivelato; il mondo ha bisogno della Salvezza che Cristo ha portato: non c’è Verità e non c’è Salvezza eterna al di fuori di lui! E la Redenzione si realizza anche attraverso il Calvario della Vostra sofferenza!

  1. Carissimi! Questa sera visiterò la tomba di Padre Pio da Pietrelcina, il quale soffrì molto per la salvezza delle anime ed insegnò a soffrire in unione con Cristo Redentore e con Maria, nostra madre celeste. Egli scriveva in una sua lettera: “La Vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù. La più certa prova dell’amore consiste nel patire per l’amato e dopo che il Figliuolo di Dio patì per puro  amore   tanti dolori, non resta alcun dubbio che la croce portata per lui diviene amabile quanto l’amore” (1 luglio 1915).

La Vergine Immacolata e Addolorata vi aiuti ad essere sempre più convinti e fervorosi Volontari della Sofferenza e veri Operai della Croce, per la salvezza delle anime, per la conversione dei lontani, per la santificazione della Chiesa, per la pace negli animi e tra i popoli, per le vocazioni sacerdotali e religiose!

E vi accompagni anche sempre la mia preghiera e la Benedizione Apostolica, che di gran cuore imparto a ciascuno di voi ed estendo al vostri amici e familiari.