Si apre oggi, 13 aprile, la sessione plenaria annuale della Pontificia Commissione Biblica. Tema della sessione: “Un’esegesi sensibile al dramma dei sofferenti”. Il Santo Padre, rivolgendo ai membri della commissione il suo saluto, dice: “Vi siete radunati per approfondire il tema della sofferenza e della malattia: un’esperienza che riguarda tutti, ogni essere umano, segnato dalla fragilità, dalla malattia, dalla morte. La nostra natura ferita, infatti, porta inscritta in sé anche la realtà del limite e della finitudine.

Perché la malattia? Perché la sofferenza? Perché la morte? Davanti a questi interrogativi anche i credenti talvolta vacillano, arrivando a sperimentare lo smarrimento, persino la disperazione e la ribellione contro Dio”.

Il Papa non manca di mettere in luce quella che il Beato Novarese chiamava “la positività del dolore”: “Alla luce della fede sappiamo che il dolore e la malattia possono rendere la persona più saggia e matura, aiutando a discernere nella propria vita ciò che non è essenziale per volgersi o ritornare al Signore. Attingiamo questa visione di fede dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione della Chiesa: a proposito, vi incoraggio a unire, nel vostro lavoro esegetico, ricerca scientifica e attenzione alle comuni esperienze della vita, così da illuminarne anche gli aspetti più difficili con la sapienza della Parola ispirata”.

Prendendo esempio da Gesù che “è passato in mezzo alla gente facendo del bene a tutti e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità”, anche noi, attraverso “l’esperienza della fragilità e della malattia, possiamo e dobbiamo imparare a camminare insieme, nella solidarietà umana e cristiana, secondo lo stile di Dio, che è compassione, vicinanza, tenerezza, solidarietà.Confortati dalla fede nel Cristo, possiamo allora vincere la paura della malattia e della morte proprio prendendo maggiore coscienza della nostra fragilità alla luce della sua passione, morte e risurrezione. In Cristo, infatti, la sofferenza e la malattia non sono più il destino crudele davanti al quale piegarsi senza comprendere. Con Gesù, il dolore si trasforma in amore, in riscatto e in aiuto fraterno. Accogliamo dunque Cristo nella nostra vita: Egli è l’unico medico che può guarire per sempre le malattie dell’anima”.

E perché la riflessione biblica e teologica non resti sterile, il Papa incoraggia i membri della commissione “a considerare, oltre alla malattia, al dolore fisico e alla morte, anche le sofferenze dei poveri, dei migranti, degli ultimi della società, che sono presenti in tante pagine della Sacra Scrittura”.

E, come avrebbe fatto Monsignor Novarese, lo sguardo si deve posare su Maria, “sofferente insieme a Gesù, ai piedi della Croce: Ella, come Madre, patisce sul Calvario le sofferenze del Figlio e vi partecipa con cuore colmo di fede, offrendo la sua lacerante sofferenza per il bene di tutti. In tal modo, la sua intercessione acquista per noi un valore unico.
L’esempio della Madre, infatti, invita ogni credente, oltre che a pregare per i fratelli, anche a imitare l’umile offerta dei propri dolori in unione con il Sacrificio di Cristo. In questo senso, ognuno può dire con Maria: «Do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne a favore del suo corpo che è la Chiesa».
Tale compimento è reale in noi, pur non aggiungendo nulla all’opera salvifica dell’unico Redentore, che è perfetta, universale e sovrabbondante: «La sofferenza di Cristo ha creato il bene della redenzione del mondo. Questo bene in sé stesso è inesauribile ed infinito. Nessun uomo può aggiungervi qualcosa». Quel compimento significa piuttosto che ogni sofferente si fa partecipe, cioè si coinvolge in quell’opera e la esprime con le caratteristiche uniche che sgorgano dalla propria storia”.

Attendiamo anche noi del CVS, con il Papa, il risultato dello studio della Commissione Biblica che “sta analizzando diverse figure di personaggi biblici sofferenti. Il loro insieme diventerà certo un bellissimo simbolo di speranza per ogni persona che unisce le proprie sofferenze al Cristo crocifisso, rinnovando la manifestazione del suo volto d’amore”.