Ogni domenica un versetto poetico. Per andare oltre il visibile. Perché le parole trasformano il mondo.
A cura di Maria Teresa Neato
Eric Pearlman è un poeta e scrittore nato a Budapest il 22 aprile 1955, figlio di padre tedesco e madre italiana. La sua famiglia, in fuga dalla repressione sovietica, si trasferì dapprima a Vienna, poi a Venezia e infine trovò stabilità a Torino. Pearlman non frequentò scuole tradizionali; fu sua madre a guidare la sua formazione culturale, portandolo in biblioteche, teatri e cinema.
Mi manca l’invisibile,
quel contatto che non pretende
né pelle, né aria, né luce.
Mi manca l’invisibile
e mi tormenta
questa tua assenza,
vino senza calice,
pane senza peso.
Mi manca l’invisibile
e quel sapore di casa lontana
con le finestre sempre aperte
sull’orizzonte dell’eternità.
Mi manchi tu, Signore,
così vicino
da abitare
dentro di me
quel contatto che non pretende
né pelle, né aria, né luce.
Commento
Intensa, struggente confessione.
Di una mancanza che solo la poesia può tentare di balbettare…
…”perché il Cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce” (Pascal).
Allora, si parla di vino e pane in attesa di esser consacrati al quotidiano, dove sono invisibilmente liberi, impercettibilmente mischiati alla pasta umana. Ma così necessari… da render tormentosa la percezione della loro assenza!
Ci manca l’invisibile… forse come tale impossibile anche ad immaginarsi, ma certo quale dimora con squarcio aperto sull’eternità.
Ci manca un contatto vivo che non passa dai sensi… perché il Signore, presunto sconosciuto…
sta magari già dentro di noi. E attende con la lenta pazienza dell’Amore che rientriamo dal nostro vagare senza bussola. Per l’appuntamento già troppe volte disatteso!


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