Papa Francesco incontra i bambini affetti da autismo

 

E’ necessario “rompere l’isolamento e, in molti casi, anche lo stigma che grava sulle persone affette da disturbi dello spettro autistico, come spesso anche sulle loro famiglie”: lo ha detto sabato Papa Francesco nel corso dell’udienza ai partecipanti alla XXIX conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale della salute che si è svolta in Vaticano dal 20 al 22 novembre sul tema “La persona con disturbi dello spettro autistico: animare la speranza”, alla quale ha partecipato la redattrice dell’Ancora polacca Isabela Rutkowsha.
I disturbi dello spettro autistico”costituiscono una delle fragilità che coinvolgono numerosi bambini e, di conseguenza, le loro famiglie”, ha detto il Pontefice argentino nel corso dell’udienza concessa, al termina di una mattinata dalla fitta agenda, nell’aula Paolo VI.

Riportiamo di seguito l’intero discorso di Papa Francesco.

Cari fratelli e sorelle,
grazie per la vostra accoglienza!
Vi accolgo volentieri al termine della vostra XXIX Conferenza Internazionale e vi ringrazio per aver voluto realizzare un’iniziativa così meritoria e attuale, dedicata ad un tema complesso qual è l’autismo.
Saluto con affetto tutti voi che siete venuti a prendere parte a questo incontro, incentrato sulla preghiera e sulla testimonianza, insieme alle persone affette da disturbi dello spettro autistico, le loro famiglie e le Associazioni di settore.
Tali disturbi costituiscono una delle fragilità che coinvolgono numerosi bambini e, di conseguenza, le loro famiglie. Essi rappresentano uno di quei campi che interpellano direttamente le responsabilità dei Governi e delle Istituzioni, senza certamente dimenticare quelle delle comunità cristiane.

È necessario l’impegno di tutti per promuovere l’accoglienza, l’incontro, la solidarietà, in una concreta opera di sostegno e di rinnovata promozione della speranza, contribuendo in tale modo a rompere l’isolamento e, in molti casi, anche lo stigma che gravano sulle persone affette da disturbi dello spettro autistico, come spesso anche sulle loro famiglie.
Si tratta di un accompagnamento non anonimo e impersonale, ma che intende anzitutto ascoltare le profonde esigenze che sgorgano dal profondo di una patologia, che molte volte stenta non solo ad essere diagnosticata, ma – soprattutto per le famiglie – ad essere accolta senza vergogna o ripiegamenti nella solitudine. E’ una croce.
Nell’assistenza alle persone affette dai disturbi dello spettro autistico è auspicabile quindi creare, sul territorio, una rete di sostegno e di servizi, completa ed accessibile, che coinvolga, oltre ai genitori, anche i nonni, gli amici, i terapeuti, gli educatori e gli operatori pastorali. Queste figure possono aiutare le famiglie a superare la sensazione, che a volte può sorgere, di inadeguatezza, di inefficacia e di frustrazione.
Ringrazio perciò per l’azione compiuta ogni giorno dalle famiglie, dai gruppi parrocchiali e dalle varie Associazioni che sono qui oggi rappresentate e di cui abbiamo ascoltato significative e commoventi testimonianze. A tutti loro va la mia riconoscenza personale e quella di tutta la Chiesa.
Incoraggio, inoltre, l’impegnativo lavoro degli studiosi e dei ricercatori, affinché si scoprano al più presto terapie e strumenti di sostegno e di aiuto per curare e, soprattutto, per prevenire l’insorgere di questi disturbi. Tutto ciò nella dovuta attenzione ai diritti degli ammalati, ai loro bisogni e alle loro potenzialità, salvaguardando sempre la dignità di cui è rivestita ogni persona.
Cari fratelli e sorelle, vi affido tutti alla protezione della Madonna, e vi ringrazio di cuore per le vostre preghiere.

Pubblicato il 24 novembre 2014

 

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