In questo spazio, ogni mese, viene proposta una riflessione di papa Leone XIV sulla sofferenza. Questo ci permette di avere un punto di riferimento sicuro per approfondire l’insegnamento del Magistero in relazione alla spiritualità carismatica trasmessa dal beato Luigi Novarese»

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV PER LA QUARESIMA 2026

Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione

 

“Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.

È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa».

 

UDIENZE GENERALI 

 

Piazza San Pietro – Mercoledì 18 febbraio

I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium.

  1. Il mistero della Chiesa, sacramento dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano

 

 Per San Paolo il mistero è la manifestazione di quanto Dio ha voluto realizzare per l’umanità intera e si fa conoscere in esperienze locali, che gradualmente si dilatano fino a includere tutti gli esseri umani e perfino il cosmo.

La condizione dell’umanità è una frantumazione che gli esseri umani non sono in grado di riparare, benché la tensione verso l’unità abiti il loro cuore. In questa condizione si inserisce l’azione di Gesù Cristo, il quale, mediante lo Spirito Santo, vince le forze della divisione e il Divisore stesso. Trovarsi insieme a celebrare, avendo creduto all’annuncio del Vangelo, è vissuto come attrazione esercitata dalla croce di Cristo, che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio; è sentirsi convocati insieme da Dio: per questo si usa il termine ekklesía, cioè assemblea di persone che riconoscono di essere convocate. Sicché vi è una certa coincidenza tra questo mistero e la Chiesa: la Chiesa è il mistero reso percepibile.

 

ANGELUS  

Piazza San Pietro, Domenica 1 febbraio

(…) Allora, cari fratelli e sorelle, le Beatitudini diventano per noi una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano. È infatti “a causa di Cristo” (cfr v. 11) e grazie a Lui che l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti: Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione.

Le Beatitudini innalzano gli umili e disperdono i superbi nei pensieri del loro cuore (cfr Lc 1,51-52). Perciò chiediamo l’intercessione della Vergine Maria, serva del Signore, che tutte le generazioni chiamano beata.

 

Piazza San Pietro, I Domenica di Quaresima – 22 febbraio 2026

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi, Prima Domenica di Quaresima, il Vangelo ci parla di Gesù che, condotto dallo Spirito, va nel deserto e viene tentato dal diavolo (cfr Mt 4,1-11). Dopo aver digiunato per quaranta giorni, sente il peso della sua umanità: a livello fisico la fame e a livello morale le tentazioni del diavolo. Prova la stessa fatica che tutti sperimentiamo nel nostro cammino e, resistendo al demonio, mostra a noi come vincerne gli inganni e le insidie.

La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera.

Certo, si tratta di un cammino esigente, e il rischio è di scoraggiarci, o di lasciarci affascinare da vie di appagamento meno faticose, come la ricchezza, la fama e il potere (cfr Mt 4,3-8). Queste, che sono state anche le tentazioni di Gesù, sono però solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti.

Per questo San Paolo VI insegnava che la penitenza, lungi dall’impoverire la nostra umanità, la arricchisce, purificandola e rafforzandola nel suo procedere verso un orizzonte che ha «come termine l’amore e l’abbandono nel Signore» (Cost. ap. Paenitemini, 17 febbraio 1966, I). La penitenza, infatti, mentre ci rende consapevoli dei nostri limiti, ci dà la forza per superarli e per vivere, con l’aiuto di Dio, una comunione sempre più intensa con Lui e tra noi.

In questo tempo di grazia, pratichiamola generosamente, assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario. Allora, come dice Sant’Agostino, «la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell’elemosina, nella temperanza e nel perdono, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene» (Sermo 206, 3), raggiungerà il Cielo e ci darà pace.

Alla Vergine Maria, Madre che sempre assiste i suoi figli nella prova, affidiamo il nostro cammino quaresimale.