Magnificat anima mea Dominum,

per la malattia avuta,
per la morte della mamma,
per la bocciatura al liceo,
per la mia vocazione sacerdotale,
per la mia miseria,
per le difficoltà incontrate ovunque,
per il periodo di grande povertà con la mia mamma,
per la vocazione agli ammalati,
per il grande numero di ammalati che aderiscono,
per le prime vocazioni di Sacerdoti,
per difficoltà che incontro
e per tutte imperfezioni, perché sono un povero a servizio di Maria,
che deve avere prudenza di non volere mai fare ma di lasciar fare.

Amen nunc et semper Amen!

(Beato Luigi Novarese, Ancora, aprile 1995)

La fine dell’anno è sempre tempo di verifica, favorevole a guardarsi indietro e in dentro e chiedersi: come è andata?

Alle spalle abbiamo un anno che nessuno si immaginava. All’inizio di questo 2020, a gennaio, cominciavamo a sentire vaghe notizie di un qualche virus strano in un lontano Wuhan.  Oggi tutti sanno che cos’è il COVID-19. Come possiamo  oggi pregare il Magnificat del nostro fondatore così come lo pregava Lui? Cioè, dicendo ogni parola nella verità del profondo del cuore?

Leggere una preghiera del genere sempre fa un certo impatto. Ringraziare per malattia? Per la morte? Per la bocciatura? Non è in contraddizione con la coscienza che il Signore vuole il mio bene, la mia salute, vuole gioia e soddsifazione per i traguardi raggiunti?

Leggerlo alla fine di quest’anno assume, però, delle sfumature ancora più radicali. «La malattia» fa venire in mente solo il coronavirus. «La morte della mamma» riporta alle tante perdite che ognuno di noi ha subito. Abbiamo ancora ben presenti le immagini raccapriccianti delle bare sui camion militari. L’educazione a distanza ha aumentato le già forti disuguaglianze nella società: chi faceva fatica a scuola, adesso fa ancora più fatica; chi rimaneva indietro a causa delle situazioni difficili, adesso fa ancora più fatica. La povertà dei più disagiati è aumentata. La chiesa, in tutto questo, sembra assoggettata alle decisioni politico-tecniche. Le nostre abitudini, tradizioni, modi di fare sono stati scambussolate.

Come cantare Magnificat in queste circostanze? Come ha fatto il Beato Luigi Novarese a lodare il Signore con Maria? Come ha potuto applicare a sé i «grazie» pronunciati da Bernadetta nel suo testamento spirituale?

Se c’è una cosa che è sicuramente possibile fare è cercare la luce sulla nostra esperienza nella Parola del Signore. La debolezza che tuti abbiamo sentito di fronte ad un virus minuscolo, non potrebbe essere la debolezza della suocera di Pietro? La tristezza per la morte dei cari, non potrebbe essere quella di Marta e Maria per il loro fratello? La sofferenza per le ingiustizie del mondo, non potrebbe essere quella di Lazzaro di fronte alla porta del ricco epulone? La delusione perché i sacramenti, la comunità, le relazioni familiari si rivelano assenti proprio quando ne abbiamo più bisogno, non potrebbe essere quella dei discepoli dopo la morte del Maestro?

Tutte queste esperienze dificili, tutta la nostra miseria può acquistare un senso diverso se ce ne serviamo per entrare in contatto con la Parola proprio mediante quest’esperienza. Per lasciarsi illuminare dalla Parola in qualsiasi situazione ci si può fare una domanda: quando Gesù ha vissuto questa cosa che vivo io? Dove nel vangelo trovo la situazione che vivo? Si prende quindi la pagina del vangelo in mano, la si legge e rilegge, lasciando che susciti nel nostro cuore quello che il Signore vuole operare in noi: LASCIANDO FARE A LUI, come direbbe Luigi Novarese.

In questo modo costruiamo giorno dopo giorno, preghiera dopo preghiera quella stessa relazione con il Signore che aveva il nostro fondatore, che lo rendeva capace di lodare il Signore anche per tutte le ferite subite perché, viste con la luce del Signore, rivelano la cosa più importante: il nostro rapporto fondante con la Parola-Figlio eterno del Padre.

Così possiamo sperare con la fiducia di figli. E  anche noi potremo cantare nella verità del nostro cuore il Magnificat del Beato Luigi Novarese. Perché il braccio forte di Gesù ci solleva dalla malattia come ha fatto con la suocera di Pietro; la Sua Parola potente fa risorgere ogni pezzettino morto del nostro cuore come ha fatto con fratello di Marta e Maria; ci consola per ogni ingiustizia ricevuta come Lazzaro nel seno di Abramo; lungo le strade della delusione ci fa incontrare profeti viandanti che aiutano a vedere nella storia che, apparentemente termina con un’assenza dolorosa, un passaggio verso una presenza più profonda, bella, che riscalda il cuore e contagia (sic!) … di gioia!

Con questo spirito, alla fine di quest’anno 2020, vogliamo cantare il Magnificat, insieme al Beato Luigi Novarese, insieme a Bernadette, insieme a Maria, insieme a tutto il CVS:

Scrivete il vostro Magnificat e mandatelo su settorigiovanili@luiginovarese.org ! Una strofa per ringraziare alla fine dell’anno che sta per finire.

Registratevi mentre cantate o recitate il vostro Magnificat con la videocamera dello smartphone messa in orizzontale, lasciando qualche secondo di silenzio all’inizio e alla fine. Il video dovrà durare due o tre minuti al massimo. Chi sa suonare e cantare, può preparare un pezzo canoro.

Il 29 dicembre alle ore 21, potremo vedere sul canale YouTube del CVS Italia tutti i contributi montati insieme in un unico video.

Sarà un modo per ringraziare il Signore e iniziare il nuovo anno che verrà.