Parlare di vocazione oggi può sembrare fuori moda. Ancora di più, se si parla di un Altro che non conosciamo e con cui è difficile relazionarsi. Tuttavia, ora più che mai, mi sembra importante avere il coraggio di affermare liberamente e gioiosamente la bellezza di una vita dedicata a Dio. Non avere vergogna di raccontare quanto sia bello lasciare tutto per il Tutto. Quanto riempia la vita poter dire un “Sì” radicale al progetto di Dio per noi. Più che dedicarmi a grandi riflessioni e teorie, vorrei porre alcune domande. Domande alle quali forse diamo una risposta superficiale e poco riflessa. Una domanda che approfondisca il significato dell’avventura che è la Vocazione (e, perché no?) di quella di un Silenzioso Operaio della Croce.
La domanda è impegnativa; la risposta non può essere rapida, facile e immediata.
Forse c’è una verità nascosta in un angolo di te che ancora insisti a tenere nascosto da colui che ti ama più di tutto. Sei pronto?
Ecco la domanda: Qual è il senso della sofferenza ai giorni nostri?
Ho il cuore aperto o almeno desidero aprirlo affinché Dio mi parli e mi insegni il suo amore attraverso le persone che soffrono?
Ha ancora senso dedicare la vita al mondo della sofferenza?
Perché ho bisogno di entrare nella mia tenda interiore per essere veramente felice?
E come posso farlo?
Queste sono state anche le mie domande all’inizio della mia vocazione. Le pongo ora a te, nella speranza che condivida questa avventura con me nel cammino di felicità che il Signore ha per te e possiamo entrare in dialogo su questo sito utilizzando i commenti. Andiamo?


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