C’è chi arriva in pullman da Katowice o Danzica, chi in carrozzina accanto a un familiare, chi si unirà da casa, davanti alla tv. Oggi, lunedì 6 luglio, il santuario della Madonna Nera di Częstochowa accoglie il 61° pellegrinaggio nazionale dell’Apostolato dei Malati, nel giorno in cui la Chiesa polacca celebra la Madonna Salute degli Infermi.
Per capire che cosa significhi questa giornata bisogna partire dal luogo. Jasna Góra, letteralmente «monte luminoso», è il monastero dei padri paolini che domina Częstochowa, nel sud della Polonia, e custodisce l’icona della Madonna Nera. Per i polacchi è ciò che Fatima è per i portoghesi: il cuore spirituale della nazione, la meta verso cui ogni estate intere diocesi si mettono in cammino a piedi, anche per due o tre settimane. Che sia da sempre un luogo di grazie lo raccontano gli ex voto conservati nel santuario, stampelle e bastoni bianchi di non vedenti, e i registri in cui da secoli i frati annotano guarigioni che la medicina non sa spiegare.
La data non è casuale. Il 6 luglio il calendario liturgico polacco celebra la memoria della Madre di Dio Salute degli Infermi, patrona dell’Apostolato dei Malati (Apostolstwo Chorych), ed è attorno a questa festa che la comunità si ritrova ai piedi della Madonna Nera, quest’anno per la sessantunesima volta.
La giornata si apre alle 9.15 nella basilica con il rosario. Segue la meditazione proposta da don Zenon Bonecki, missionario in Zambia, poi il concerto del quartetto d’archi «Akademos». Alle 11 la Messa presieduta da monsignor Andrzej Czaja, vescovo di Opole, trasmessa in diretta da TVP3, canale regionale della televisione pubblica polacca: un dettaglio tutt’altro che secondario, perché consente a chi è costretto a letto di partecipare da casa. Nel pomeriggio la Via Crucis e infine, alle 14.30 nella cappella dell’Immagine Miracolosa, il momento più atteso: la benedizione «lourdiana», sul modello di quella che chiude le processioni eucaristiche di Lourdes, con il Santissimo Sacramento portato davanti a ogni malato, uno per uno.
L’Apostolato dei Malati ha appena superato il secolo di vita. Nato nei Paesi Bassi nel 1925, arrivò in Polonia quattro anni dopo, a Leopoli; nel dopoguerra il segretariato nazionale si trasferì a Katowice, in Slesia, da dove ancora oggi partono i pullman per Częstochowa. Nel Paese conta oltre 2.500 membri, ma sarebbe un errore immaginarla come un’associazione di volontari che assistono i malati: i membri sono i malati stessi. Chi vi aderisce si impegna ad accogliere la propria condizione nella fede, a viverla unito a Cristo e a offrirla per la Chiesa e per il mondo. Accanto a loro operano i sacerdoti incaricati in una ventina di diocesi, presenti negli ospedali, negli hospice e nelle case di riposo.
Ai lettori di questo sito tutto ciò suonerà familiare. Negli stessi decenni in cui l’Apostolato dei Malati muoveva i primi passi, in Italia il beato Luigi Novarese maturava la medesima intuizione: il malato non è destinatario passivo di cure e preghiere altrui, ma soggetto attivo, capace di un apostolato che nessun sano può compiere al suo posto. Due strade nate indipendenti che oggi, ai piedi della Madonna Nera come a Lourdes o a Re, continuano a incontrarsi.


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